Proibito 禁断 Kindan

Mercoledì sera Yoko mi ha raccontato altre stranezze del mondo del sadomasochismo di classe. Questa volta ci siamo concentrati sull'immaginario maschile, fondamentalmente perché sto cercando di strutturare una storia in cui le possibilità di movimento della protagonista sono determinate da ciò che gli uomini vogliono. Il motivo è semplice: l'industria del sesso è prevalentemente un'industria per soli uomini.


Recentemente le cose stanno cambiando, nel senso che sta prendendo sempre più piede la pornografia per sole donne, un campo del tutto nuovo e che fra l'altro sta appassionando una nuova generazione di studiosi del fenomeno. E meno male, perché anche in questo caso, niente è come sembra. L'idea iniziale era che, visto che anche le donne hanno interesse nel porno e che questi interessi sono diversi da quelli degli uomini, qualcuno avrebbe dovuto pur scomodarsi a creare contenuti apprezzabili per il pubblico femminile.


Ciò ha richiesto un approccio completamente diverso alla creazione dei video: non più enfasi su violenza, performance e totale disinteresse per l'identità dei "protagonisti", come avviene nella pornografia per i maschi. Al contrario, più attenzione al "chi?", al "come?", ma soprattutto al "perché?" del sesso. Una pornografia, cioè, molto più attenta alle relazioni e alle circostanze. Poteva un prodotto del genere avere successo?


Fatte le necessarie valutazioni di mercato e constatato che di donne desiderose di vedere una pornografia diversa ce ne erano abbastanza da generare profitti, ecco che hanno cominciato a spuntare come funghi le prime agenzie di reclutamento di attori e registi, ma soprattutto registe. Mi raccontava il francese che l'idea era di creare delle storie dove il contenuto emotivo fosse chiaramente riconoscibile, in cui la protagonista fosse una donna normale, e in cui ci fosse un solo uomo gentile e rispettoso, ma anche focoso, capace di farla sentire una vera principessa anche a letto.


"Le donne non vogliono vedere altre donne perfette sullo schermo, ciò le fà sentire inadeguate e smettono di guardare. E non vogliono partner casuali da usare e gettar via, come gli uomini. Vogliono relazioni più profonde, che si sviluppano con un po' di corteggiamento, di preliminari, di intimità. Vogliono qualcuno che gli entri nella testa, non solo nella manko" mi aveva detto.

"Avevo letto che la diffusione gratuita di video porno su internet ha peggiorato le condizioni degli attori, che ora sono costretti a fare cose sempre più assurde per riuscire a catturare l'attenzione di quei pochi che ancora sono disposti a pagare" gli ho risposto.

"È così, e ovviamente sono le attrici che ci rimettono di più, perché è a loro, per lo più, che queste 'cose sempre più assurde' vengono fatte."

"Quindi la nascita del porno per sole donne è una benedizione per queste ragazze."

"Non ne sarei così sicuro. Non esiste un lavoro senza problemi."


*


A volte faccio fatica a procedere in questa direzione, perché del sesso francamente non è che ne importi tanto, almeno da un punto di vista letterario. Quando ho scritto Il prezzo della sposa ero molto, molto preso dal tema, e credo che sia stato questo che mi ha spinto a trovare il modo giusto di costruire una buona storia. Mentre proseguo nella raccolta di idee e nella ricerca di atmosfere, alle volte mi prende la paura che non riuscirò a scrivere qualcosa che prenda, perché sono io per primo che non sono preso. Ci vuole qualcosa che connetta la parte più profonda di me a questo tema che mi pare interessi agli altri. Perché non voglio scrivere solo per me stesso, non più. Ma non posso raccontare una storia interessante se io per primo non sono interessato. Per questo continuo a cercare. Devo trovare qualcosa che mi tocchi nel profondo.


Per esempio, mercoledì mi sono lasciato abbastanza prendere dai discorsi di Yoko rispetto all'immaginario maschile.

"Uno dei temi tipici è quello della madre che masturba il figlio."

"Ci sono dei precedenti storici, non solo in Giappone." le avevo risposto, forse cercando di deviare. Il discorso non è che mi mettesse molto a mio agio.

"Nel porno di adesso, è un classico la storia della mamma che crede di essere sola in casa e si lascia andare sul divano in soggiorno, proprio quel giorno in cui suo figlio adolescente torna prima da scuola, inaspettatamente, e la trova. Da quel momento comincia tutta una serie di monologhi interiori in cui sia lui che lei non fanno che pensare a quello che è successo e a che cosa significa. A volte sono a casa da soli e quando si incrociano non proferiscono parola. Finché un giorno uno dei due si decide."


Non ero sicuro di voler sapere come sarebbe andata a finire, ma di una cosa invece ero interessato: perché la mamma? Voglio dire, anche l'altra volta Yoko mi aveva parlato di un tizio che si fa mettere il pannolone e si fa dare le carezze in grembo a una sex-worker. Che cosa diavolo vanno cercando questi uomini che inventano storie di incesto adolescenziale o che pagano una donna per essere trattati da figli?


Lo chiedo a Yoko e lei ha una risposta:

"Ciò che eccita questi uomini è la condizione di vergogna in cui gettano le donne. Vogliono vederle incapaci di controllare la propria lussuria al punto di arrivare a fare le cose più immorali. Da una parte hanno paura di quel che esse desiderano, e col peso del giudizio le obbligano a reprimere. Ma dall'altra vanno matti a vederle superare la linea di ciò che è proibito."


Quando arriviamo a questo punto, mi sento come quando Yoko mi aveva raccontato dell'imprenditore che aveva perso la mamma da bambino. C'è qualcosa di profondamente umano che si trova scavando in queste storie. Trovarlo significa ascoltare, ma anche ascoltarsi e sentire in che modo reagiamo. Tutti abbiamo avuto una mamma, è una di quelle cose che definiscono l'essere umano. E se non proprio una mamma, almeno una figura materna. È stato ampiamente dimostrato che se non c'è nessuno a ricoprire quel ruolo, di solito si muore. E quindi avere un rapporto con la propria madre non è niente meno che necessario alla vita. È qui che forse comincio a sentire interesse per la faccenda, perché appunto ci riguarda tutti. È antropologia.


Ma in che modo questo rapporto possa venire a configurarsi, e per quale ragione possano nascere desideri quali quelli di cui sopra, proprio non so che dire. E qui forse comincia a intravedersi non solo un interesse ma anche il principio di una storia, di un racconto che spieghi "perché". O meglio, le vicende di un personaggio che ha dentro di sé una faccenda da sbrogliare, e che riguarda la propria madre; e quelle di una donna che viene costretta a camminare sul filo che separa ciò che è proibito da ciò che è lecito, normale, banale, e che viene spinta oltre. Raccontare la loro storia vorrebbe dire darci l'opportunità di riflettere profondamente sul significato di bene e male, e sulle impronte che le persone importanti, come la mamma, lasciano sulla nostra vita. Ma come faranno a incontrarsi, perché, e cosa succederà, questo proprio ancora non lo so.

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Rodolfo Maggio