Non ancora 生殺し Nama-goroshi


Mi è capitato più volte di ascoltare la storia di uno dei clienti delle amiche di Yoko. Sono uomini che pagano per passare il tempo con loro nell'intimità di una camera da letto, e in alcuni casi per un fine settimana insieme, come una coppia di innamorati. Inevitabilmente, arriva il momento in cui viene fuori che molti di loro quel che cercano non è il sesso, ma qualche cosa d'altro. Io non posso sapere esattamente cosa sia, né posso chiederlo a Yoko, perché neppure le donne con cui ha condotto ricerca glielo saprebbero dire, né tanto meno i loro clienti. E la ragione è che si tratta di qualcosa che non può essere detto, o meglio, che non dovrebbe. Ed è qui che, ascoltando, io comincio a drizzare le orecchie; perché descrivere quel che non si vede, o che si può trovare soltanto sgranando la sabbia del mondo, da alcuni anni è diventato il mio mestiere.


Ricordo di aver letto qualche libro sulla geisha e di aver invariabilmente trovato la precisazione che non fosse una sua prerogativa quella di offrire il proprio corpo al godimento del cliente. La ragione non era che il sesso non facesse parte dei suoi armamentari atti a rendere più lieve l'esistenza, ma piuttosto che non fosse il preferito tra essi. Leggendo in che modo il sesso delle geisha è stato descritto, si ha sempre l'impressione che nessuno abbia veramente potuto provarlo, e che pertanto non resti che immaginarlo, raccontando tutto quello che non è. E se invece si cercasse di rimanere sulla sua soglia, poco prima di esso, in quel limbo che sembra fatto solo di silenzio e attesa? Forse si scoprirebbe che non deve necessariamente seguire un sospiro e la soddisfazione di un desiderio. Al contrario, forse è proprio per questo che quegli uomini hanno pagato, per quel momento di stasi, di incertezza, di desiderio che sembra continuare a crescere senza fine.


Non c'è un dopo, se non la prossima volta. Il cliente e la donna misteriosa, al tempo stesso così intima, si allontanano l'uno dall'altra. Ma quello che hanno vissuto insieme è unico, irripetibile, o almeno così sembra, perché non è possibile descriverlo. Hanno passato dei momenti che erano ancora troppo composti e decenti per poter essere definiti erotici, e che pure, al tempo stesso, erano pregni di una intimità quale la si può trovare soltanto quando il mondo intero sembra lontano, e a separarci ormai è solo la luce della lampada. È per questo che quella lampada non va spenta. Lontani, essi sono al tempo stesso legati, come dalla corda di una chitarra: più cercano di mantenere il distacco più la relazione che li unisce vibra al minimo sfiorarla. La nota che emette è dolcissima, sublime. È la vibrazione che entrambi sentono e che nessun altro può udire. È questo tipo di intimità che credo i clienti delle amiche di Yoko vadano cercando.


Non tutti, beninteso, ma alcuni sì. Ed è anche di loro che mi piacerebbe scrivere, perché non si tratta soltanto di Bocca di Rosa, di Margot e le altre. Ci sono anche tanti uomini che ingiustamente sono stati descritti come guidati esclusivamente dalla lussuria, e che invece potrebbero aver cercato ben altro.


"Conosci l'espressione namagoroshi?" mi chiede Yoko.

"No, ma goroshi, sembra venire da korosu."

"Morire. Sì, e nama è uno dei tanti modi per dire non ancora. Forse oggi non si usa più, non ne sono sicura, ma un tempo stava a indicare il desiderio che ancora non si spegne."

La ascolto, attentamente, perché voglio essere preciso quando si tratta di comprendere il senso delle parole. Un giorno potrei usare questa parola a sproposito. Quale modo peggiore di raccontare il sentimento di un altro essere umano?

"Il desiderio non è ancora stato ucciso, né dalla soddisfazione né dalla resa," le dico come se stessi camminando su una lama. Lei sembra sorpresa.

"Esatto!"


"Vedi, c'è un cliente che viene tutte le domeniche, alle tre del pomeriggio. Vuole stare sempre con la stessa donna, per un paio d'ore. Paga 50.000 yen, più o meno quanto paga uno studente per l'affitto di una stanza. Quando hanno finito, lei torna in agenzia e tutte le volte le chiedo se l'hanno fatto. È una donna non più giovane, non bella..."

"In che senso?"

"Nel senso, una normale, una qualunque..."

"Ci sono uomini che vanno pazzi per quel tipo lì."

Ridiamo. Ci immaginiamo un ipotetico cliente che per anni ha sbirciato nella scollatura della donna delle pulizie, che ha trattenuto il fiato vedendola china sul pavimento, che per qualche ragione trovava irresistibile i suoi capelli avvolti nel fazzoletto, il suo odore di sapone, la sua presenza.

"E quindi?"

"E tutte le volte mi dice non lo hanno fatto, e che non capisce perché. Non capisce per che cosa la paga. Non capisce che cos'è che le sta chiedendo. Non capisce che cos'è che gli sta dando."


"Non lo sa" penso, "ed è per questo che funziona". Non si può far finta di essere genuini, non in questi momenti. Se lei volesse creare, apposta, quell'atmosfera tra di loro, quella semplicemente non si lascerebbe creare. È l'ambiguità che rende possibile il simultaneo cercarsi e lo sfuggirsi di continuo. Una simile sensazione non potrebbe mai nutrirsi della certezza di un obiettivo. Tutto l'opposto, si crea nella incapacità di immaginare il prossimo passo, nel procedere a tentoni, nel fare un cenno e vedere se l'altro risponde. È come una sorta di danza cognitiva, un prendersi con le parole e con i pensieri, una serie di scambi di suoni, di note pizzicate su quell'unica corda che li tiene uniti e che rimane tesa fintanto che, in una certa misura, entrambi si tirano indietro. Non appena cadranno tra le braccia l'uno dell'altra, la corda si affloscerà e tutto sarà finito.


Io credo che fosse questo il più grande talento delle geisha. Intrattenere, nel senso proprio di trattenere nel mezzo, in equilibrio fra cielo e terra. Il paradosso è tutto qui: i clienti non pagano per avere del sesso, ma anzi per continuare a desiderarlo. Quando trovano una donna adatta, è a lei che chiedono, tacitamente, di continuare a non esaudirlo; quel loro desiderio. Lei è accanto a lui, così vicina da poterla toccare. Potrebbe averla in qualsiasi momento. E invece, ogni volta, sceglie di lasciarla andare. Lei non sa perché, lui neppure. Sperano che la prossima volta lo scopriranno, e non vedono l'ora di rivedersi. Se fosse davvero così, non ci sarebbe nulla di cui biasimarli.



LIBRI


I Kwara'ae di Honiara. Migrazione e buona vita alle Isole Salomone





La favola del giovane venditore di tè e altre storie



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Rodolfo Maggio