Giappone: 7 cose che NON mi mancheranno

Nel listare le 7 cose che non mi mancheranno del Giappone, non vorrei sembrare ingrato. La gratitudine che provo verso il popolo giapponese è grande, per l'esperienza che mi ha concesso di vivere e che ho raccontato in questo blog. Forse è proprio per non dispiacermi troppo del dover partire che ho scritto questa lista.


Ad ogni modo, eccola, così, per farvi sapere che anche uno dei paesi più belli del mondo ha i suoi difetti.


1. Non è un paese per gli alti

Il Giappone non è un paese costruito per persone alte. È ovvio, l'immagine che abbiamo del giapponese-tipo non è certo quella di un vichingo. Ce lo aspettiamo, che qui sia tutto un po' più piccolo. Ma quando ci vivi, in Giappone e circondato dai giapponesi, ti rendi conto di quanto tutto sia scomodo per te che hai le gambe lunghe e la testa a parecchi centimetri sopra la loro. Ogni volta che salgo su un treno della metropolitana, ho le maniglie che mi dondolano in faccia. Ogni volta che entro in un bagno, in una stanza, o in un ufficio, devo fare attenzione a non sbattere la fronte contro stipite. Quando poi mi lavo le mani e voglio dare una sistemata ai capelli o al colletto della camicia, mi devo accovacciare come se dovessi lanciare un gran peto, perché lo specchio riflette al massimo fino al mio torace.

Per non parlare, poi, del fatto che, poiché parlano piano e che sono in genere più bassi, finisce che sto sempre chino per riuscire a capire che cosa dicono! Quando ero lì pensavo sempre: "Non va bene: mi sto ingobbendo..."


2. La fila

In Giappone, salvo rare eccezioni, si fa la coda. E sarebbe anche una bella esperienza, almeno per un italiano. Abituato da sempre a disprezzare la tipica forma triangolare (quando va bene) della nostrana accozzaglia di villani rinciviliti, è quantomeno esotico contemplare l'ordine, la compostezza e la quiete della fila nipponica. Tuttavia, dopo un po' ci si abitua, e alla contemplazione della bellezza si sostituisce l'esasperazione di attese infinite. A volte ci si sbriga, ma è necessario armarsi di pazienza quando si tratta di qualcosa di "stagionale", come lo ski-lift per salire sulle cime innevate, la funivia per una gita in montagna, o l'accesso al parco per il pic-nic primaverile sotto i ciliegi. Ma per loro non è un problema. "Se c'è la coda, vuol dire che è una cosa buona", mi ripetono i miei amici, in particolare rispetto ai ristoranti. Tante volte ho provato a farli entrare nel ristorante dal lato opposto della strada dove la coda era assente o molto meno lunga. Ma non c'è stato niente da fare: se vuoi vivere in questo paese, devi imparare la venerabile arte dell'attesa.


(Non credo sia vero che se "c'è la coda, allora è una cosa buona". Fare la fila per un paio di dondolate in altalena e la foto ricordo? Mah.


3. Le regole schiaccia-gioia

Di prodotti tipici ce ne sono molti in questo paese, ma la flessibilità non è uno di questi. Lo si vede in particolare in alcune regole che ho finito per definire "schiaccia-gioia", nel senso che sembrano fatte apposta per mortificare un'atmosfera altrimenti piacevole e spensierata. In molti bar e ristoranti non si può star seduti più di una o due ore. Se sei in compagnia, ciò significa che molto spesso ci si ritrova a essere costretti ad alzarsi proprio quando, dopo una bella mangiata e un'altrettanto bella bevuta, si vorrebbe godere fino in fondo della compagnia della nostra allegra brigata. E non c'è verso: puoi avere ancora due o tre caraffe di birra da mandar giù, ma due ore sono due ore e bisogna alzarsi. E la cosa ancora più triste è che l'ovvia ragione è il profitto: mandata via una brigata eccone subito un'altra, perché tanta è la gente e sarebbe un peccato perdere potenziali clienti. Un tempo questo era un paese che considerava una tale attitudine infima e spregevole, tant'è che il commerciante era una casta tra le più basse. Comunque sia, noi siamo signori, paghiamo con il sorriso.


E andiamo a spargere gioia altrove.


4. Montagne di plastica

In Giappone i biscotti si trovano in singoli sacchettini di plastica elegantemente adagiati su di un vassoio di plastica infilato in un sacchetto di plastica all'interno di una scatola, spesso di plastica, a sua volta protetta da una pellicola di plastica. Ovviamente, quando li compri, la commessa te li mette cortesemente in un sacchetto di plastica.

Io non sono certo un ambientalista e non ho l'abitudine di fare la morale al prossimo su questo genere di cose, ma quando mi regalano una scatola di biscotti o cioccolatini finisce sempre che devo portare giù il cestino della differenziata perché solo a spacchettare un biscotto, l'ho riempito!




5. I cocktail

Non è da me neppure lamentarmi di quel che non si trova in un paese straniero. Quelli che vanno all'estero con gli spaghetti in valigia mi hanno sempre fatto ridere. "Bisogna esplorare!" mi dicevo. Eppure, ho scoperto, anche io ho i miei limiti. Ho esplorato, vagato, ho cercato con le mappe, su internet, chiesto raccomandazioni a esperti, ma niente, è veramente raro trovare cocktail davvero buoni in Giappone. O meglio, trovare cocktail che un palato italiano possa trovare buoni. E non dico mica che sia impossibile. Il mojito più buono della mia vita lo bevvi, non a Cuba, non in Repubblica Domenicana, ma a Oxford, preparato da un bartender albanese, senza rivali in cielo e in terra. Ho cercato a lungo il suo equivalente in giappone, ma non l'ho trovato.


6. I treni strapieni

Io ho avuto la fortuna di non dover fare il pendolare, ma le poche volte che mi è capitato di dover salire sui mezzi pubblici nell'ora di punta, ho capito che questa fortuna è stata davvero immensa. Si potrebbe quasi dire che la positività della mia esperienza derivi in gran parte da questo. Passare due ore della propria giornata in piedi in un vagone non è semplicemente sgradevole, è orrendo. Non esiste lavoro da cui derivino denaro e soddisfazione tali da compensare per un tale trattamento. Credo, peraltro, che l'impatto sulla salute fisica e mentale sia enorme. Constatando ciò, il mio rispetto per l'etica del lavoro nipponica è cresciuta ancor di più: bisogna avere dentro un'abnegazione e una volontà di ferro per fronteggiare ogni giorno l'inferno di facce svilite, di corpi schiacciati gli uni contro gli altri, di ritmi di lavoro stressanti, e tutto il resto. Tanto più, che nell'attendere la fermata, sono tutti quasi sempre composti e ben tenuti, nella misura in cui ciò sia possibile su di un vagone sovraccarico nell'ora di punta.





7. Non sono riuscito a trovarne altre

Caro Giappone, Cari Giapponesi, mi mancherete. Anche sforzandomi di trovare in voi tanti difetti, non sono riuscito ad andare molto lontano. Ora che mezzo mondo ci separa, posso guardare questa lista, che non prende che una misera pagina, e confrontarla con le migliaia di pagine di appunti, storie, parole che dimostrano quante cose buone mi avete dato e quante io sono stato felice di ricevere. Spero di essere stato un buon cittadino, e che mi rivorrete tra voi molto presto. Per quanto mi riguarda, la mia casa sarà sempre anche la vostra. A presto! Mata né!


Nel corso del mio soggiorno in Giappone, ho avuto modo di rileggere tutte le mie poesie in modo da ricostruire la mia storia e dare un senso nuovo al mio ritorno. Leggi.



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Rodolfo Maggio